Non chiederci la parola – Il presente

I ricordi si perdono nella nebbia.

Riguardano un’età trascorsa, e l’idea del futuro talvolta apre al sorriso, talaltra crea delle paure. La consapevolezza del tempo che passa rende la vita simile ad un gioco crudele, quello del destino. Nella gioia e nel dolore, l’uomo non perde la consapevolezza del frutto che dovrà cadere dal ramo.

Non chiederci la parola

di Eugenio Montale
(da “Ossi di Seppia”, 1925)

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah, l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.


Due modi di vivere, di sperimentare lo scopo dell’esistenza umana: la sicurezza di chi procede per la sua strada, senza curarsi delle ombre, e la consapevolezza dell’uomo che accetta la sua fragilità e ne ricava un disvalore.

Il Presente

Non chiederci la parola - Il presente
Giorgio De Chirico – Le Muse Inquietanti

(in “Poesie”: “Oscar Mondadori, 1979)

Allegri e mesti erano i ricordi,
nebbiosa, misera trama della vita.
Sul futuro si aprivano finestre
ora buie, ora azzurre di palmizi.
[…]

Ora so cos’è vivere: un gioco crudele
che inchioda profonda ogni fibra alla ruota del tempo-.
E mentre il sogno corre le sue pianure sconfinate
noi, come un giovane frutto, sentiamo la linfa salire
e placata, al meriggio, fermarsi.
mentre il tragico peso cresce, fino a staccarsi dal ramo