Rivista letteraria dell'Associazione Culturale "Prospettive" Reggio Calabria

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Reggio Calabria, Liceo Artistico “Preti Frangipane” / Concluso un Corso di Pittura per adulti
VISITA AD UNA MOSTRA D’ARTE

di Erregì

Visitare una Mostra d’Arte è un’esperienza che arricchisce, dilata i confini della conoscenza, contribuisce a coltivare il senso del bello. Crea, inoltre, spazi di comunicazione, sollecita il rapporto tra l’artista e l’utente dell’opera.
Non tutti sono in grado di riprodurre su tela un angolo di realtà o di rappresentare un momento onirico in forma fantastica: forse per questo l’artista è considerato come un mediatore tra la realtà e la sua rappresentazione. Recentemente, molti visitatori hanno avuto l’occasione di apprezzare un’importante Mostra d’Arte allestita nel Salone del Liceo Artistico “Preti-Frangipane” di Reggio Calabria, a conclusione di un percorso interessante e significativo: quello del “Corso di Pittura per Adulti”.
Nell’anno scolastico 2016-2017, infatti, circa 40 persone, studenti del serale e adulti, hanno chiesto di partecipare a questo percorso, e i risultati sono stati eccellenti.
Il Corso è stato diretto dal Docente Esperto di Discipline Pittoriche, prof Antonio Palmenta, un docente dotato di competenze, esperienza, capacità organizzative, buon senso.
Nel suo temperamento, anche l’arte della mediazione. Nella serata dell’inaugurazione, ha introdotto l’incontro il Dirigente Scolastico Avv. Albino Barresi, e le Autorità presenti hanno rivolto il loro saluto evidenziando compiacimento e apprezzamento nei confronti dell'iniziativa.
Nell’invito all’Inaugurazione della Mostra, si legge che “gli obiettivi specifici e trasversali perseguiti hanno avuto come riferimento “la crescita culturale degli adulti nel campo espressivo della pittura attraverso l’esercitazione pratica e l’acquisizione del linguaggio della comunicazione”.
All’inaugurazione, e per i giorni seguenti, le oltre cento opere esposte hanno rappresentato “una festa di temi e di colori”.

DURANTE IL PERCORSO

 

L’AMBIENTE DI LAVORO

UNA MOSTRA
APERTA AL PUBBLICO
DAL 7 AL 24 giugno 2017


CORSO DI PITTURA PER ADULTI
ALCUNI NUMERI...

40 corsisti
129 opere esposte
3 gruppi di lavoro
Ogni gruppo costituito da 12 –15 corsisti.
Esposizione: 7 giugno-24 giugno 2017

Attestati a tutti i partecipanti
 


Tra gli Ospiti illustri all’inaugurazione
del 7 giugno 2017

-Don Umberto Lauro
in rappresentanza di S.E. Giuseppe Fiorini Morosini
– Franco Arcidiaco
in rappresentanza del Sindaco, Avv. Giuseppe Falcomatà
– Nicola Sgro
– Nicola Pavone
– Francesco Arillotta
 

INCONTRI ALLA MOSTRA
Le opere di alcuni Corsisti (Sintesi dalle interviste)


“Autunno” di Anna Bagnato (Olio su tela, cm 50x 70)


Anna Bagnato, autrice dell’opera “Autunno”, ha un’autentica passione per la pittura, passione che coltiva con ottimi risultati da tempo.
Un modo di operare che scaturisce dalla sua personale interpretazione della realtà e dal suo metodo di lavoro: accarezzare un’idea, immaginare un soggetto, individuare un percorso, magari modificarlo in corso d’opera, e poi, definitivamente, trasferire le immagini sulla tela.
L’artista ha già partecipato con alcune sue opere ad alcune Mostre d’Arte a Roma, Pistoia, New York.

 

“Pensavo di non potere accedere a questo ramo dell’arte.
Eppure, con l’opportuna guida ci sono riuscita.
Penso che la nostra mente debba essere sempre sollecitata, impegnata in attività che risultano, a ciascuno di noi, piacevoli e interessanti.
La pittura è una di queste... ma io faccio anche volontariato...”

(Rosanna Marcelli)

Rosanna Marcelli, “Vista sul mare Acrilico su tela”

Aldo Ape, “Paesaggio” Acrilico su tela


“Ho iniziato con matita e carta. Inizialmente non riuscivo ad abbinare i colori, mi riusciva difficile la prospettiva. Mi sono impegnato tantissimo, dovevo riuscire. Ho fatto dei progressi così notevoli grazie al mio impegno costante, ed oggi ho acquisito le giuste competenze. Sono soddisfatto. Un progresso notevole che mi ha consentito di ricevere un giusto, gradito riconoscimento, quello di “Maestro d’Arte”.
Un riconoscimento importante dalla Camera Arte Moda Calabria.”

(Aldo Ape)
 

 

“È già il secondo anno che frequento il Corso di Pittura. Mia figlia è docente di Discipline Pittoriche.
Io mi sono voluta cimentare, sono stata bene al Corso, e sono soddisfatta”.

(NucciaMarra)

 


Nuccia Marra al Corso, lavora ad una sua opera

BAMS 2016-2017. Come la Giuria ha valutato le opere
"Nell’arte non esistono fatti ma interpretazioni"

Al Liceo Artistico Preti-Frangipane, importante binomio Cultura-Arte

a cura di Erregì

Nell’Aula Magna del Liceo Artistico Preti-Frangipane di Reggio Calabria, si è concluso un interessante Progetto dell’Associazione Culturale Calabria-Spagna e Paesi Hispanoamericani.


"Da sin, Francesco Arcidiaco, Assessore alla Cultura, il Dirigente Scolastico Albino Barresi, il Console spagnolo Solano Gadea, la Presidente dell’Associazione Calabria-Spagna, Rosa Fontana

Nella serata di sabato 18 febbraio 2017 ha avuto luogo la cerimonia di premiazione di giovani artisti, autori di opere pittoriche significative, nel contesto di un Concorso a tema lanciato dal BAMS (I Biennale 2016 Area Metropolitana dello Stretto)
Un’attività artistica “finalizzata a promuovere, sostenere e valorizzare i rapporti storico-culturali fra l’Italia e i Paesi Hispanici.[...]
Il soggetto delle opere deve ispirarsi ad argomenti attinenti la civiltà spagnola e/o Hispanoamericana” (dal bando pubblicato sul sito dell’Associazione Calabria-Spagna). Nessun altro Istituto Superiore della nostra città, sia pure prestigioso, avrebbe potuto dare un contributo così importante al successo dell’iniziativa, rivolta ai giovani creativi, e in particolare agli studenti dello stesso Liceo, guidati da docenti di notevole spessore. Molte le opere pittoriche inviate, ed esposte nel grande Salone dell'Istituto fino alla data del prossimo 4 marzo.
Il Dirigente Scolastico, le personalità al tavolo della Presidenza, i componenti della Giuria, hanno avuto parole di apprezzamento per gli artisti e le loro opere. La Presidente Fontana ha esposto alcune tra le motivazioni del Progetto: “...creare un ponte fra noi e un Paese vicino. Vicino per il calore, per il senso della vita, per i colori della mediterraneità...”
Il dottor Giuseppe Livoti, Critico d’Arte, ha spiegato che “...la Commissione ha operato leggendo il momento ideativo. La Giuria ha utilizzato parametri oggettivi rilevando una commistione interessante tra cultura ispanica e càlabra. Sono state presentate opere interessantissime attinenti ai paesaggi..” E poi ancora: “ Nell’arte non esistono fatti ma interpretazioni e noi abbiamo interpretato le opere”.
Dall’intervento del Dirigente Scolastico è scaturito, inoltre, l’apprezzamento per il lavoro condotto egregiamente da tutti gli operatori della Scuola, che si sono impegnati con grande dedizione in tutte le fasi di realizzazione del Progetto Il preside Dott. Albino Barresi ha concluso con espressioni di compiacimento nei confronti dell’impegno di tutti i docenti e degli studenti nel coltivare valori artistici e culturali di notevole dimensione, ma si è espresso in termini positivi anche sulle potenzialità di Reggio Calabria: "Esistono nel nostro territorio – ha detto – delle eccellenze e bisogna assolutamente farle emergere”.


B.A.M.S. 2016
“PRIMA BIENNALE 2016
AREA METROPOLITANA DELLO STRETTO
Commissione Giudicatrice

Prof. Antonio Palmenta, docente di Discipline Pittoriche
Prof. Enrico Meo, docente di Discipline Pittoriche
Dott. Cristofaro Zuccalà, giornalista professionista
Dott. Giuseppe Livoti, critico d'arte
Prof.ssa Anaflor Gallego de Lerma
esperta in letteratura e storia spagnola
Direttore Artistico
Giuseppe Iaria
Consulente Artistico
Michele Mucedola
Premiazione
Reggio Calabria, Liceo Artistico Preti-Frangipane
18 febbraio 2017

 

Reggio Calabria, il Liceo Artistico Preti-Frangipane

Destino, amore, malinconia
SENTIMENTI E POESIA

(da Talent-Scout n.6 - anno 2004)


"E forse che la mia narrazion buia,
qual Temi o Sfinge, men ti persuade,
perché a lor modo lo ‘ntelletto attuia;

ma tosto fier li fatti le Naiade,
che solveranno questo enigma forte
senza danno di pecore e di biade.

Tu nota; e sì come da me son porte,
così queste parole segna ai vivi
del viver ch’è un correre a la morte.

(Dante, Purgatorio, XXXIII, vv 46-54)
 

“S’egli è pur mio destino
E ‘l cielo in ciò s’adopra
Ch’amor questi occhi lagrimando chiuda,
Qualche grazia il meschino
Corpo fra voi ricopra,
E torni l’alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
Se questa spene porto
A quel dubbioso passo
Ché lo spirito lasso
Non porìa mai in più riposato porto
Né in più tranquilla fossa
Fuggir la carne travagliata e l’ossa.”

(“Chiare, fresche e dolci acque”, vv 14-26
dal “Canzoniere” di Francesco Petrarca)
 

VIA
a Palazzeschi

“Palazzeschi, eravamo tre
noi due e l’amica ironia
a braccetto per quella via
così nostra alle ventitré.
Il nome, chi lo ricorda?
Dalle parti di San Gervasio;
Silvio Pellico o Metastasio;
c’era sull’angolo in blu.
Mi ricordo però del resto:
l’ombra d’oro sulle facciate
qualche raggio nelle vetrate,
agiatezza e onorabilità.
Tutto nuovo, le lastre azzurre
del marciapiede annaffiato,
le persiane verdi, il selciato,
i lampioni color caffè;
giardinetti disinfettati,
canarini ai secondi piani,
droghieri, barbieri, ortolani,
un signore che guardava in su;
un altro seduto al balcone
calvo, che leggeva il giornale,
tra i gerani del davanzale
una bambinaia col bebé;
un fiacchere fermo a una porta
col fiaccheraio assopito
un can barbone fiorito,
di seta, che ci annusò;
un sottotenente lucente,
bello sulla bicicletta,
monocolo e sigaretta,
due preti, una vecchia, un lacché.
- Che bella vita - dicesti -
ammogliati, una decorazione
qui tra queste brave persone,
i modelli della città.
Che bella vita, fratello!
E io sarei stato d’accordo;
ma un organetto un po’ sordo
si mise a cantare: Ohi Marie…
E fummo quattro oramai
a braccetto per quella via.
Peccato! La malinconia
s’era invitata da sé.

Ardengo Soffici da “Giornale di bordo” Firenze, La Voce, 1915

Nella foto: Arquà


LA VITA NON E’ UNO SCHERZO

La vita non è uno scherzo
Prendila sul serio
Come fa lo scoiattolo, ad esempio,
Senza aspettarti nulla
Dal di fuori o nell’al di là
Non avrai altro da fare che vivere.
Prendila sul serio
Ma sul serio a tal punto
Che a settant’anni, ad esempio,
Pianterai degli ulivi
Non perché restino ai tuoi figli
Ma perché non crederai alla morte
Pur temendola
E la vita peserà di più sulla bilancia

Nazim Hikmet
 

FELICITA'

C'è un'ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

                        (Trilussa)

Testi poetici non molto conosciuti
FIGLI DI UNA POESIA MINORE?

LIBERTA’

Ti ho comprata
A un prezzo di solitudine,
Ti ho inchiodata
Alla mia ombra per non perderti,
Ti ho sofferta
Con lunghe processioni di silenzio
Di vuoto
E di rinuncia,
Ti sacrifico pure la mia gioia.
So che tu sola
Mi farai trionfare,
Perciò ho imparato come coltivarti,
Splendido fiore della mia pietraia,
Splendida libertà.

UN DIO PIETOSO

Spero che un dio pietoso ci tramuti in foglie
Quando un giorno il respiro si fermerà.
Resteremo vivi, tu ed io, grandi piante verdi,
Sapremo bere ancora felicità.

Dal volume di poesie di Rosadele Genovese
“Nel nome del mare. Un percorso poetico dall’elegia all’ironia”
Falzea Editore, Reggio Calabria, 2000



Pino Princi, "L'incompiuta"

 

 

GHIACCIAI

Ho preso tutto il freddo del mondo
camminando sui ghiacciai del tuo corpo
Ho attraversato eterne distese bianche
senza alito umano
senza neanche l’orma dello Yeti.
Il bianco per migliaia di orizzonti
ed io, piccola donna, dentro il freddo
Anche il livido cielo dell’Antartide
stupiva del biancore della slitta.
E sola,
con la forza delle mie mani,
nella luce abbagliante,
continuerò a graffiare.
Da quei muti ghiacciai, finalmente,
dovrà pure affiorare
l’infinito celeste dei tuoi occhi.

Rosadele Genovese

 

 

a sinistra : Salvator Dalì: "Ragazza alla finestra"

 

 

UN INCONTRO IN LIBRERIA

Sul numero 17 di Talent-Scout (novembre 2009) abbiamo pubblicato un articolo del Prof Domenico Rotundo sulla storia della “Legio X Fretensis” ( così detta dal Fretum Siculum”, lo Stretto di Messina), tratto da un’opera che molto interesse aveva già suscitato sulla stampa locale e nazionale (“Calabria Sconosciuta”, “I Giorni”, “Libero”).Recentemente lo stesso Rotundo, invitato a tenere una conferenza a Reggio Calabria, ha ripercorso le tematiche di cui sopra e ha tracciato un itinerario di notevole importanza storica, proponendo i risultati delle sue ricerche ad un pubblico attento e qualificato.

8 settembre 2016
ore 18:30

LIBRERIA UNIVERSALIA
REGGIO CALABRIA

Incontro con Domenico Rotundo sul tema

”La Legio X Fretensis e la Reggio primordiale”

Con un intervento di Sabrina Porcino
su Salome -Salomé, Patrona dei Templari

Da sin: Domenico Rotundo, Mario D’Ascola, Sabrina Porcino, Pasquale Idotta.
(Foto Demetrio Porcino)

Dopo l’Introduzione dei Professori Gianni Vattimo e Mario D’Ascola, la dott.ssa Sabrina Porcino si è soffermata sulle prove che hanno permesso l’identificazione di Salomé - che fece tagliare la testa al Battista - con Santa Salome, Patrona di Veroli. Il grande Caravaggio, pittore iniziato, in due dipinti, ora a Madrid e a Londra, raffigurò una doppia Salomé; come giovane, con la testa mozzata del Battista su un vassoio, e nello stesso tempo come pentita, con l’aspetto di donna matura. Tracce di lei e del marito Aristobulo si sono trovate in Armenia, dove sono state rinvenute delle monete con la legenda "Aristobulus Rex – Salome Regina".

Dall’intervento di Sabrina Porcino
“Come ha scritto il prof Rotundo nella Prefazione al suo lavoro, non si tratta del solito romanzo che oggi va tanto di moda, ma di storia vera (supportata anche dal mito e dalle leggende o viceversa), "o per meglio dire, è la dimensione occulta nella storia che appena affiora".

 

Dalla relazione di Rotundo
“Che Catona (e il suo entroterra) fosse una base importante, se non la più importante della Legio X, è confermato dal fatto che, come si legge in Appiano, Ottaviano Augusto si rifugiò presso la Colonna Reggina — dove lo attendevano la X Legio e altre due legioni — per farsi curare. Si pensa che sia stato proprio Ottaviano l’autore dell’iscrizione dedicatoria rinvenuta a Capua, dove è documentata la presenza della Legio X: “Sacro a Nettuno, sciolse il voto preso nello Stretto Siculo” in ringraziamento dello scampato pericolo al largo del tempio di Nettuno. [...]
Il Poseidon di Catona fu il simbolo principale della Legio X, riprodotto anche nelle monete di Sesto Pompeo”.

 

 

POESIA E DESTINO. Conversazione con Maria Luisa Spaziani
(Talent-Scout n.6 - anno 2004)

Proponiamo qui di seguito un pezzo che consideriamo “un gioiello”. Si tratta di una conversazione con Maria Luisa Spaziani (scomparsa nel 2014). Rileggendo l’intervista, ancora oggi proviamo sentimenti di emozione e di orgoglio.

Roma, al Teatro Argentina, il 26 aprile 2004
POESIA E DESTINO
a cura di Rosadele Genovese

Roma, Quartiere Prati, una domenica mattina. La città è silenziosa, le strade deserte. Un vento piuttosto freddo, nonostante la primavera inoltrata, scompiglia i capelli. L'appuntamento con Maria Luisa Spaziani è alle dieci, ma la città è ancora immersa nel riposo domenicale. Chiusi i fiorai, per fortuna troviamo aperto un bar. E' spazioso, e abbastanza elegante: ci si può fermare qualche minuto, prendere velocemente un caffè. La zona è signorile, tranquilla. Al numero 44 della via Cola Di Rienzo, dove il taxi ci ha lasciato, è la casa di Maria Luisa Spaziani. Guardiamo il campanello con attesa religiosa pensando al momento in cui premeremo il pulsante, quasi come in una lotteria a premi.
Ma sarà troppo presto? La professoressa si ricorderà del nostro appuntamento fissato per telefono? Tutti i dubbi vengono prontamente fugati dalla voce di Maria Luisa Spaziani che risponde al citofono e che... sì, si ricorda di noi, e ci invita ad accomodarci.
Saliamo in un ascensore a vetri, lanciano uno sguardo alla tromba delle scale, ci fermiamo al piano. Finalmente siamo arrivati. La professoressa ci accoglie con un sorriso un po‟ assonnato (in effetti, avrebbe voluto dormire fino a mezzogiorno, ci dice, ma non è un rimprovero). Ci accoglie con molta cordialità. E' abituata a ricevere ospiti, soprattutto in questo periodo, in cui i giornalisti la cercano continuamente, in questi giorni in cui festeggia i cinquant'anni di poesia.

Maria Luisa Spaziani, in una foto pubblicata su “L’Unità"

Oggi, (è il 25 aprile) sul Corriere, su Repubblica, sull'Unità, escono ampie interviste, importanti servizi su di lei. Ci sentiamo un pò intimoriti da tutto questo, ma l'accoglienza gentilissima ci mette a nostro agio. Resteremo ospiti della Spaziani per circa due ore. Alla fine, il tempo sarà volato magicamente. Usciamo da quell’incontro con la gioia di avere ripercorso momenti importanti della nostra vita, della vita di tutti, con la soddisfazione di essere stati ascoltati e di avere a nostra volta ascoltato una persona di grande sensibilità e di profonda cultura. Siamo stati a trascorrere piacevolmente il nostro tempo con un autentico, grande poeta. La ricca conversazione è stata piacevolissima. Ne riportiamo alcuni stralci.

“La poesia per alcuni è una necessità vitale, ed è quello che rimane quando tutto il resto tramonta”
INTERVISTA A MARIA LUISA SPAZIANI

a cura di Rosadele Genovese     

- Professoressa, sappiamo che in questi giorni è stata bersagliata dai giornalisti, in occasione dei suoi cinquant’anni di poesia. Anche noi vorremmo sapere molto da lei. Perché non ci regala qualche confidenza inedita?
-Ho già parlato tanto, ho detto quasi tutto. Che cosa vuole che le dica ancora? Se apre i giornali di oggi, troverà tante di quelle informazioni…

-Dei preparativi per la serata di domani che cosa può dirci?  Perché questo titolo, “Poesia e Destino” ?
-Non lo so, è stata un'idea di Luzi. Forse perché il destino è una cosa che non si interrompe mai, come la mia poesia. Anche stamattina mi sono svegliata verso le sei e ho scritto. La poesia è una sorgente continua. Non bisogna vivere la vita in una sola dimensione, ma spaziare in altre dimensioni che ce ne facciano comprendere meglio il senso. L'orizzonte si allarga quando saliamo verso l'alto con i nostri piedi… E c'è gente che non riesce mai a fare questi passi…

-Trova qualche parallelismo Spaziani-Yourcenar? Si sente vicina alla scrittrice francese? Anche lei, professoressa, ha avuto il prestigioso titolo di Cavaliere di Gran Croce dal Presidente Ciampi come la Yourcenar ha avuto, a suo tempo, la nomina ad Accademico di Francia.
- Abbiamo due storie diverse. Quando lei ha pubblicato “Memorie di Adriano”, il suo libro è stato tradotto in tutti i paesi del mondo, perfino nei dialetti dell'India. Io questo non l'ho mai avuto, anche perché la poesia è più difficile della prosa.

-Vuole dire che la poesia è elitaria?
- Ma io non scrivo per gli altri poeti. Io voglio che la mia poesia vada a tutti.

- Che rapporto ha avuto con gli uomini?
- Ottimo, meraviglioso. Una grande invenzione di Dio, gli uomini…Ho avuto in vita mia cinque o sei uomini molto importanti, molto intelligenti, molto scrittori, e poi improvvisamente ho avuto una storia d'amore incredibile con una persona (...) Ero una donna e sono stata amata per me stessa. Poi lui mi vide in televisione. Ero con Spadolini, dovevamo presentare dei disegni di Montale. Questo gli provocò tali complessi di inferiorità. La storia fini.

- Il matrimonio è stato importante per lei? 
- Il matrimonio non ha nessun senso, nella mia vita…

-Montale che cosa ha significato per lei?
-Molto. Anche se mi dava molto fastidio che la mia poesia venisse definita “montaliana”. Lo stesso Centro Montale è nato in omaggio a lui, al poeta.  -Mi dice due aggettivi riferiti a Montale?  - Illuminante-ironico…Facevamo delle grandi passeggiate quando veniva a Torino, anche se lui era un pò pigro. Se penso a Luzi che compie 90 anni tra poco... Luzi è un mio grande amico, che dirige con me il Centro Montale, che prende il treno, il taxi, si sposta da una città all'altra…

-Quanto è durata la sua storia con Montale?
-Dal '46 al '65…

- Montale credeva in Dio?
-No.  
 
- Lei come considera la religione?

- Io sono profondamente religiosa, ma non inquadrata.... Intendo la religione come direzione e dimensione. La poesia è piena di cose religiose…

- Qual è, secondo lei, la più bella poesia di Montale?
L'anguilla. E' “la sirena dei mari freddi, che lascia il Baltico, per giungere ai nostri mari, ai nostri estuari”… ( Le chiediamo di recitare la poesia .Maria Luisa Spaziani la recita integralmente a memoria, lasciandoci piacevolmente stupiti, ammirati. Nella grande stanza piena di libri, dove ci ha ricevuto, risuona soltanto la sua voce, resa un pò roca dal fumo della sigaretta, o forse, dall'ora mattutina).

- Montale vedeva nell’anguilla un parallelismo con la vita dell’uomo?
-E' proprio la vita dell'uomo. Si tratta proprio di questo... La fecondazione è il momento massimo dell'amore.. Molti critici hanno detto che questa poesia è la più bella del Novecento. E Montale l'ha dedicata a me.

-Chi c’è con lei nel Centro Montale?
-Zanzotto, Sergio Zavoli, Ramat. Abbiamo avuto un periodo burrascoso, al Centro Montale, per un'operazione folle da parte di una persona. Abbiamo azzerato tutto e dopo sei mesi abbiamo ricominciato. E abbiamo tenuto una grande festa di battesimo nell’anfiteatro della Biblioteca Nazionale. Su Repubblica, sul Corriere, sull’Unità di oggi usciranno grandi servizi sui miei cinquant’anni di poesia. Al Teatro Argentina, domani, alle 21, ci sarà una grande manifestazione. Si immaginerà anche un processo ad alcuni poeti. Io, per esempio, accuserò Carducci per avere scritto “T'amo, pio bove”...

-Lei ha scritto anche di teatro?
-Certo. E' uscito recentemente un mio libro “Il teatro completo”.

-Altre sue opere non strettamente in versi?
- Ho scritto un'opera , “Donne in poesia” dove parlo di Emily Dickinson,di Anna Achmatova, di Ada Negri…e immagino di avere con loro un dialogo alla pari, affettuoso… Ho scavato, in questo libro, nella loro vita, ho svelato alcuni episodi legati alla loro poesia...

-Ma lei, come poetessa, ha vissuto un periodo di “gavetta”, o è diventata famosa molto presto?
Maria Luisa Spaziani racconta la storia del suo primo libro uscito da Mondadori, quando – ricevuta la proposta di pubblicazione - aveva pensato a uno scherzo. E prosegue: “Cose misteriose. Avevo un padre industriale, faceva macchine per l'industria del cioccolato, e guardava con simpatia alle mie poesie. Eravamo una famiglia di un'allegria e di una libertà incredibile…” Poi conclude: - Sei o sette anni fa ho pubblicato in Francia un’antologia di mie poesie e ho avuto l’onore della prefazione di Yves Bonnefoys.
Ecco, se vuole sapere che cos'è la poesia, glielo dico subito. La poesia è una necessità vitale ed è quello che rimane quando tutto il resto tramonta.

Anno 2012, Dieci anni di Talent-Scout

Anno 2012- Un poster alla Mostra x i dieci anni di Talent-Scout

Maggio 2012- Inaugurazione della Mostra" Dieci anni di Talent-Scout"



Talent.Scout n. 14, anno 2008 " Sguardo di donna" di Claudia D'Atena

Le Poesie di Franco Marra
(da Talent-Scout n.17– Novembre 2009)

a cura di Rosadele Genovese        

Testi poetici da una pubblicazione del Lions Club RC
del 31 marzo '90 - Laruffa Editore.

Ionia prima

Marzo avvolge di velluti grigi
lo Ionio
e scirocco giunge carico
del primo sentore di zagara;
il pescatore lontano è un gioco
di voce e di ombre.
Posso darti soltanto parole
che sottraggo al tempo,
o uno sconosciuto fiore di campo
rubato alla gioia della sua zolla.


"Un volto di donna, un asfodelo"
Disegno di Alessandro degli Espositi



Il mare di Brancaleone (RC)


Per quattro fiori


Per quattro fiori ti amo,
creatura del bosco e della luna.

Per gli asfodeli del tuo incarnato
sacro agli dei del tempo;

per le allegre margherite
che dispensa il tuo sorriso;

per le magnolie di velluto
dei tuoi seni adolescenziali;

e, perché no?,
anche anche per il rosso ibisco
che nell’intimo t’ avvampa
e carnalmente splende.

L’amore è un sentimento universale. Ciascun essere umano lo vive nella sua dimensione individuale, che può avere tante sfaccettature diversificate, a seconda che prevalga la materialità o la spiritualità, il pungolo della carne o l’affetto profondo, quella comunione delle anime che infonde sicurezza. E’, comunque, una sollecitazione importante l’esperienza dell’amore, perché aiuta a dare un senso alla vita: amore per il proprio partner, per l’arte, per un essere supremo, o per l’umanità intera.
Mille modi d’amare. Ma il poeta ha una maniera tutta sua di sentire e di esprimersi, il vero poeta “vola” alto, creando immagini che agli uomini qualunque sono poco visibili, trova analogie delicate e potenti, costruisce ponti fantasiosi tra le parole.
Un poeta autentico si na-sconde, -forse si è nascosto per tanti anni - nell’animo di Franco Marra, con una profondità di pensieri e di acco-stamenti che affiorano insospettabili nella lettura dei testi poetici pubblicati in queste pagine. Una vera sorpresa, per il lettore.

Ionia terza

Ti scende la sera negli occhi
di cerbiatta felicemente spaurita
e il mare di Ulisse si abbandona
all’ombra che s’ annuncia.

Palpita un guizzo di luce
nel tuo sguardo,
rapido come lo svelto
passaggio dell’uccello marino
che appena increspa l’acqua ;
il ricordo ti sorprende
della mano che silenziosamente
hai stretto nel buio
o ti assalgono parole incredule
come un inatteso soffio di vento
sul viso.
Ti guardo
E, anche apparente,
sei già come un’ombra che inseguo
sapendo che mai non sarà carne.

Gioco con la malinconia dei giorni
che non abbiamo fatto nascere.

Franco Marra è un magistrato della Corte di Cassazione, Sezione di Reggio Calabria. Ci si aspetterebbe di sperimentare in lui concretezza, oggettività, saldezza del reale e delle leggi che lo governano. Qualità che egli sicuramente possiede.
Ma, parallelamente a queste, emergono architetture poetiche inaspettate, immense cattedrali attraversate da intuizioni luminose.
Un confine non del tutto violato tra quello che il cuore desidera e quello che la vita gli con-sente di realizzare, un limite tra realtà e sogno.
L’ispirazione parte dalla realtà e poi sconfina.
Elemento primordiale di questa reale presenza è il mare.
Azzurro, immenso, bello da togliere il fiato.
Nello scenario marino, l’odore di zagara trasportato dai soffi di vento, la voce di un pescatore, un amore anch’esso prigioniero del sogno.
Qualunque donna, probabilmente, sarebbe felice di ispirare un poeta.
Qui, in questi versi, si incontra una “creatura del bosco e della luna”, che trasporta in un mondo magico e incantato dove si sente l’odore del verde e delle zolle di terra, dove si prefigura il plenilunio brillare tra il buio fitto delle delle fronde.
E’ questo che il poeta riesce ad evocare non certo per comunicarlo al lettore, ma per assaporare, nel riviverle, le immagini più belle della memoria.
La bellezza femminile è essa stessa una soavità di fiori: il sorriso aperto e chiaro come l’allegria delle margherite, la lucentezza di incarnato che fa pensare ad un asfodelo, il velluto delle magnolie nella pelle di adolescente.
E ancora il rosso dell’ibisco negli abissi di fiamma dove bruciano il cuore e l’intero corpo.
Tuttavia l’amore è un’ombra che si insegue inutilmente, è un soffio di vento.
L’ombra non si materializza, rimane, appunto, un’ombra.
Le occasioni perdute diventano malinconia, rivestita dal fascino di ciò che non è accaduto e che non ha lasciato l’impronta e la contaminazione della materia.
Tante sono le strade della vita, ma forse le più felici sono quelle che restano disegnate per sempre nei versi e nel sogno dei poeti.

Talent -Scout n. 7- Immagini da un calendario a fumetti

 curato dalla giovane artista Stefania Roccisano


Le docenti Emilia Serranò ed Elena Barilà, preziose collaboratrici di Talent-Scout, con alcune allieve del "Gulli"
in occasione della Mostra sul Risorgimento Italiano (reportage sul numero 19 della rivista).



Concorso Talent-Scout 2009  "Il silenzio e la parola"
Elaborato grafico di  Francesca Delfiore
VMD- Istituto d'Arte "Frangipane" Reggio Calabria



Marilena Licandro, un'artista impegnata nel sociale
(Su Talent-Scout numero 13 del 2007, pag. 39)

 

Un‘amicizia cementata da grandi scontri
ANCH’IO DIETRO LE BANDIERE ROSSE
di Renato Meduri (v. Talent-Scout n.22, pagg. 46,47)

Un intellettuale di grande impegno e di grande umanità scomparso recentemente, ha lasciato un vuoto profondo non solo in chi lo ha conosciuto e stimato, ma anche in chi ha comunicato con lui attraverso le sue opere . Qualche mese prima, un incontro fortuito in libreria con quest‘uomo eccezionale, innamorato dei libri e desideroso di migliorare il mondo attraverso il suo impegno di uomo e di scrittore, oltre che di politico militante. Un po‘ pallido, ma pur sempre con l'aspetto di un vecchio leone.
-Professore, si ricorda di me? -Certo, lei è la poetessa .... E Pasquino Crupi aveva pronunciato il mio nome, riempiendomi di gioia: aveva accennato ad episodi di anni lontani e bellissimi, ricchi di entusiasmo, e, come sembrava allora, ricchi di promesse. Oggi che non c‘è più, lo ricorda in queste pagine un suo avversario leale, Renato Meduri, che con Pasquino Crupi si è scontrato in politica e si è incontrato sul piano umano. La lealtà nei confronti dell‘avversario è un esempio da seguire, soprattutto oggi, quando il teatrino della politica al quale talvolta assistiamo suscita in noi una punta di disapprovazione e di sdegno.            Erregì

La sera del 26 luglio li, sul palco eretto presso la "Luna ribelle" al lido di Reggio Calabria, seduto tra tanti "fascisti", alcuni dei quali suoi vecchi amici ed altri appena conosciuti, cominciò esattamente così un intervento che si doveva poi rivelare come poderoso e coraggiosamente esplicito: "Premetto che io comunista non provo alcun disagio a sedere su questo palco da uomo libero tra tanti altri uomini liberi di diverso, ed opposto al mio, orientamento politico". Era la prima manifestazione organizzata dalla lista "Scopelliti presidente" per discutere sul tema quanto mai attuale a Reggio Calabria della "DEMOCRAZIA SOSPESA". A pronunciare quella frase, a voce piena e robusta, Pasquino Crupi, amico indimenticato ed indimenticabile di mille e mille battaglie politiche.   ( LEGGI TUTTO...)

Pasquino Crupi

La ‘ndrangheta nel romanzo di Mimmo Gangemi, "Il Giudice Meschino"
COSI‘LONTANA … COSI‘VICINA
di Erregì (v. Talent-Scout n.22, pag. 41)

"Il Giudice meschino"di Mimmo Gangemi è un romanzo uscito nel 2009. Si legge tutto d‘un fiato, non certo perché di contenuto "leggero", ma perché è intrigante nel presentare situazioni e ambienti, persone descritte nelle più incredibili sfaccettature e non personaggi ingessati. Ma anche perché apre su un tema scottante, su figure per alcuni aspetti sconcertanti, e sul fascino perverso dei riti della 'ndrangheta. Una piaga sociale che si è diffusa come un cancro nella nostra terra: una 'ndrangheta dunque a noi così vicina, ma lontanissima dalla mentalità della gente perbene, e dunque, così lontana.

Una volta iniziata la lettura del romanzo, è difficile chiudere il libro per dirsi: "continuerò domani": la storia è avvincente, un giallo striato di rosa. Lo scrittore rappresenta con un linguaggio accattivante l‘antagonismo tra bene e male; la sua descrizione dei tipi umani si serve di metafore, di metonimie, di antonomasie, figure retoriche rivelatrici di una solida cultura poggiata sul forte spirito di osservazione dell‘autore, la cui simpatia, la correttezza e cordialità vengono elogiate da chi ha avuto il piacere di conoscerlo. Osservarlo su You Tube, mentre rilascia interviste, corrobora l‘idea che si tratti di una persona di ottima cultura ma anche in grado di indagare nell‘animo umano. E‘ probabile che il film ispirato a questo suo romanzo potrà servire da cassa di risonanza per la fama dello scrittore nel mondo.   ( LEGGI TUTTO...)

Mimmo Gangemi

Rapito dai giannizzeri, diventò un valoroso dignitario alla corte del sultano
MEHMED PASCIA’ SOKOLI E IL SUO PONTE SULLA DRINA
di Rosadele Genovese (v. Talent-Scout n.16, pagg. 22, 23)

“Ogni volta che si incontravano a Mejdan o ad Okoliste, si salutavano e chiedevano l’uno dell’altro notizie come in nessun posto fanno un pope ed un imano”. (Il Ponte sulla Drina, pag.168)
Ebrei, turchi, cristiani ortodossi vivevano a Visegrad nel rispetto reciproco delle loro diverse confessioni religiose: la cittadina si trova al confine tra la Bosnia e la Serbia e la sua storia, narrata nella successione lenta e pacata degli avvenimenti dalla penna di Ivo Andric, ha dello straordinario. Non certo per l’eccezionalità dei luoghi e degli eventi di guerra e di pace, che possono risultare comuni a molti territori, ma per il modo in cui genti diverse per fede, mentalità, per l’interpretazione del senso della vita, siano riuscite per secoli a convivere fianco a fianco senza che la loro diversità sfociasse in conflitti insanabili. Una città simbolo della solidarietà tra gli uomini, soprattutto in occasione di catastrofi naturali come alluvioni e carestie.    (
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Ivo Andric, Travnick 1892– Belgrado 1975 (Premio Nobel 1961)

Immagini e testi dal numero 23 della rivista Talent-Scout - Tema conduttore, "la memoria"

La “realtà positiva” di Talent-Scout
LA VITA IN UN BICCHIERE
di Rosadele Genovese (v. Talent-Scout n.23, pag 3)

La nostra rivista è nata nell’anno 2002 con un numero sperimentale, per iniziativa di un gruppo di docenti “di buona volontà” e via via è cresciuta, allargandosi al territorio e superando i limiti della nostra regione, per arrivare a Roma, a Pordenone, a Milano, dove in alcune occasioni abbiamo avuto contatti con altre scuole e con “talenti” che ci chiedevano di pubblicare i loro lavori.

Basta sfogliare i ventidue numeri che abbiamo pubblicato in dieci anni, per rendersene conto: si tratta di un percorso che possiamo definire “storico”, anche perché nelle nostre pagine il collegamento con fatti e problemi contingenti non è mai mancato.
In tempi più recenti, la crisi ha coinvolto anche noi. Alcune istituzioni che inizialmente ci avevano incoraggiato, ci hanno ignorato totalmente, e questo si può comprendere, se si pensa ad un certo immobilismo della grande nave del potere, ferma con la sua stazza su posizioni che è impossibile condividere. Tuttavia, noi di Talent- Scout siamo andati avanti.   (
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“il bene e il male della vita”  di Paula Szulska,
classe V SP, Liceo artistico “Preti– Frangipane”,  RC

Un antidoto al disimpegno e alla passività
LA MEMORIA, PER UNA LUCIDA LETTURA DEL MONDO
di Flavia Mesiano  (v. Talent-Scout n.23, pagine 14 e 15)

“Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via, e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “mi ricordo”. “La memoria distingue l’uomo dall’animale, ma è anche fonte della sua infelicità”. (F. Nietzsche). La memoria è la base della nostra identità, genera consapevolezza e carica di senso la nostra storia personale e collettiva; essa rappresenta un possente strumento per una lucida lettura del mondo che ci circonda e per rispondere alle sollecitazioni del presente.   ( LEGGI TUTTO...)

Un momento di riflessione
Dedicato a un amico che non c’è più
di Rosadele Genovese, 3 marzo 2016

 La notizia della scomparsa di Peppino Morabito, avvenuta il 3 gennaio scorso per un malore improvviso, mi ha profondamente colpito. Mi ha fatto riflettere a lungo sul valore della cultura,sulla mia personale stima verso tutti coloro che dedicano gran parte del loro tempo agli studi,sul mio stesso percorso di vita,che mi ha portato ad amare i libri e la scrittura: la cultura contribuisce a costruire tra gli uomini,“ponti” che nessuna guerra può distruggere.
Era la stessa convinzione del prof. Giuseppe Morabito, che ha avuto rapporti con intellettuali, scienziati, scrittori e poeti di tante parti del mondo.    (
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Grand Hotel de la Ville di Villa San Giovanni, 26 ottobre 2012
Peppino Morabito, a destra, consegna la medaglia del Premio Calabria a Mario Moncada di Monforte

Dare senso ad un viaggio
LA MEMORIA, TRA RINNOVAMENTO E RIMOZIONE
di Margherita Genovese (v. Talent-Scout n.23, pag. 12)

Per la moderna psichiatria la vicenda umana è un’intricata ragnatela le cui trame seguono percorsi non più del tutto misteriosi; per le antiche religioni orientali e fino a Platone e Pitagora è un viaggio di andata e ritorno che segue la teoria della metempsicosi (“conoscere significa ricordare”); per la visione dantesca è l’alternarsi di oblio e rigenerazione tra il Leté e l’Eunoé.

“L’acqua che vedi non surge di vena / che ristorivapor che gel converta /come fiume ch’acquista e perde lena;/ ma esce di fontana salda e certa, / che tanto dal voler di Dio riprende, / quant’ella versa da due parti aperta. / Da questa parte, con virtù discende /che toglie altrui memoria del peccato; / da l’altra, d’ogne ben fatto la rende./ Quinci Leté; così da l’altro lato / Eunoé si chiama; e non adopra/ se quinci e quindi pria non è gustato”. (Dante, Purgatorio, canto XXViii, vv 121-132)


Noé Bordignon (1841-1920), Matelda

È il canto di Matelda, una bella donna che appare nel dolce paesaggio del paradiso terrestre, cantando e raccogliendo fiori. Una figura allegorica che, probabilmente, rappresenta la felicità dell’uomo prima del peccato originale. Perfino il Vangelo, in alcuni Passi, sembra indurre all’ipotesi della reincarnazione e del ritorno: “Io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto” dice Gesù sul Tabor, monte della Trasfigurazione. Che cos’è allora la vita umana?        ( LEGGI TUTTO...)

I ricordi come tessere di un mosaico costituiscono la nostra identità
“NELLA CORTE GRANDIOSA DELLA MEMORIA”
di Emilia Serranò (v. Talent-Scout n.23, pagine 16 e 17)

Una splendida rappresentazione della memoria è contenuta nel libro X delle Confessioni di S. Agostino. “Un grande antro” che accoglie tutto “in certe sue pieghe segrete e ineffabili” e dal quale si può riportare alla luce qualsiasi cosa che si desideri: alcune immagini arrivano subito, altre si fanno cercare più a lungo, altre ancora irrompono in massa, anche senza volerlo. S. Agostino le caccia via con la mano sul cuore finché non arriva “quella più nascosta” che egli cercava.
Si può stare in silenzio, al buio, e rievocare nella memoria i colori distinguendoli tra loro, lasciando latenti i suoni senza che ci sia interferenza fra gli uni e gli altri. E così per altre immagini dei sensi, come quando richiamando quelle dei fiori si distingue “il profumo dei gigli da quello delle viole e basta il ricordo per continuare a preferire il miele al decotto di mosto....”

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Sant'Agostino, in un'opera di R.Nanteuil

LE ORIGINI ISPANO-ITALICHE E ATLANTIDEE DI ADRIANO
di Domenico Rotundo (v. Talent-Scout n. 23, pagine 48 e 49)

Domenico Rotundo continua a sorprenderci con la sua erudizione. La cosa più singolare è che il suo impegno non è limitato alla scrittura di testi relativi ai miti dell’antichità e ad episodi legati ai primordi della vita dell’uomo. il fatto quasi unico, e comunque, raro, è che Rotundo spiega e chiarisce tutti i contenuti che tratta esponendoli oralmente ai suoi interlocutori. Si serve, infatti, di una memoria sorprendente. in questo numero di Talent-Scout il tema è appunto la memoria. Ritenere nella mente ciò che si è inteso, che si è compreso. Pico della Mirandola era famoso per questo. Ebbene, Rotundo decisamente gli somiglia nella stessa caratteristica. Ringraziandolo della sua collaborazione, ci complimentiamo con lui.

Secondo la tradizione riferita da Isidoro di Siviglia (sec.VII), il mitico e primordiale Italo- Atlante o Saturno-Atlante (dunque, diverso, ad esempio, dall’Italo storico di cui parla Aristotele, e padre della dea Roma) regnò, oltre che sugli Itali in Calabria, per prima denominata Italia, anche sugli Arcadi e sui Celtiberi della penisola Iberica dove esisteva la città di Italica che nel 76 d.C. diede i natali all’imperatore Adriano. Pure i Sicani e i Siculi (= Itali) erano ritenuti originari della penisola Iberica, dell’Hiberia o Esperia e quindi della sprofondata Atlantide.       ( LEGGI TUTTO...)

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