Le Poesie di Franco Marra

(da Talent-Scout n.17– Novembre 2009)

a cura di Rosadele Genovese        

Testi poetici da una pubblicazione del Lions Club RC
del 31 marzo ’90 – Laruffa Editore.

Ionia prima

Marzo avvolge di velluti grigi
lo Ionio
e scirocco giunge carico
del primo sentore di zagara;
il pescatore lontano è un gioco
di voce e di ombre.
Posso darti soltanto parole
che sottraggo al tempo,
o uno sconosciuto fiore di campo
rubato alla gioia della sua zolla.


“Un volto di donna, un asfodelo”
Disegno di Alessandro degli Espositi


Il mare di Brancaleone (RC)


Per quattro fiori

Per quattro fiori ti amo,
creatura del bosco e della luna.

Per gli asfodeli del tuo incarnato
sacro agli dei del tempo;

per le allegre margherite
che dispensa il tuo sorriso;

per le magnolie di velluto
dei tuoi seni adolescenziali;

e, perché no?,
anche anche per il rosso ibisco
che nell’intimo t’ avvampa
e carnalmente splende.

L’amore è un sentimento universale. Ciascun essere umano lo vive nella sua dimensione individuale, che può avere tante sfaccettature diversificate, a seconda che prevalga la materialità o la spiritualità, il pungolo della carne o l’affetto profondo, quella comunione delle anime che infonde sicurezza. E’, comunque, una sollecitazione importante l’esperienza dell’amore, perché aiuta a dare un senso alla vita: amore per il proprio partner, per l’arte, per un essere supremo, o per l’umanità intera.
Mille modi d’amare. Ma il poeta ha una maniera tutta sua di sentire e di esprimersi, il vero poeta “vola” alto, creando immagini che agli uomini qualunque sono poco visibili, trova analogie delicate e potenti, costruisce ponti fantasiosi tra le parole.
Un poeta autentico si na-sconde, -forse si è nascosto per tanti anni – nell’animo di Franco Marra, con una profondità di pensieri e di acco-stamenti che affiorano insospettabili nella lettura dei testi poetici pubblicati in queste pagine. Una vera sorpresa, per il lettore.

Ionia terza

Ti scende la sera negli occhi
di cerbiatta felicemente spaurita
e il mare di Ulisse si abbandona
all’ombra che s’ annuncia.

Palpita un guizzo di luce
nel tuo sguardo,
rapido come lo svelto
passaggio dell’uccello marino
che appena increspa l’acqua ;
il ricordo ti sorprende
della mano che silenziosamente
hai stretto nel buio
o ti assalgono parole incredule
come un inatteso soffio di vento
sul viso.
Ti guardo
E, anche apparente,
sei già come un’ombra che inseguo
sapendo che mai non sarà carne.

Gioco con la malinconia dei giorni
che non abbiamo fatto nascere.

Franco Marra è un magistrato della Corte di Cassazione, Sezione di Reggio Calabria. Ci si aspetterebbe di sperimentare in lui concretezza, oggettività, saldezza del reale e delle leggi che lo governano. Qualità che egli sicuramente possiede.
Ma, parallelamente a queste, emergono architetture poetiche inaspettate, immense cattedrali attraversate da intuizioni luminose.
Un confine non del tutto violato tra quello che il cuore desidera e quello che la vita gli con-sente di realizzare, un limite tra realtà e sogno.
L’ispirazione parte dalla realtà e poi sconfina.
Elemento primordiale di questa reale presenza è il mare.
Azzurro, immenso, bello da togliere il fiato.
Nello scenario marino, l’odore di zagara trasportato dai soffi di vento, la voce di un pescatore, un amore anch’esso prigioniero del sogno.
Qualunque donna, probabilmente, sarebbe felice di ispirare un poeta.
Qui, in questi versi, si incontra una “creatura del bosco e della luna”, che trasporta in un mondo magico e incantato dove si sente l’odore del verde e delle zolle di terra, dove si prefigura il plenilunio brillare tra il buio fitto delle delle fronde.
E’ questo che il poeta riesce ad evocare non certo per comunicarlo al lettore, ma per assaporare, nel riviverle, le immagini più belle della memoria.
La bellezza femminile è essa stessa una soavità di fiori: il sorriso aperto e chiaro come l’allegria delle margherite, la lucentezza di incarnato che fa pensare ad un asfodelo, il velluto delle magnolie nella pelle di adolescente.
E ancora il rosso dell’ibisco negli abissi di fiamma dove bruciano il cuore e l’intero corpo.
Tuttavia l’amore è un’ombra che si insegue inutilmente, è un soffio di vento.
L’ombra non si materializza, rimane, appunto, un’ombra.
Le occasioni perdute diventano malinconia, rivestita dal fascino di ciò che non è accaduto e che non ha lasciato l’impronta e la contaminazione della materia.
Tante sono le strade della vita, ma forse le più felici sono quelle che restano disegnate per sempre nei versi e nel sogno dei poeti.