Arnaldo De Feis
Esperienze poetiche, provocazioni per un rinnovamento
di Rosadele Genovese
Arnaldo De Feis è un profondo conoscitore della cultura classica, un umanista sicuramente dotato di una personalità forte e originale, di un accentuato spirito critico, talvolta permeato da forte ironia e un po’ caustico nei confronti dell’attuale società: variegata, multiforme, ma talvolta, per certi aspetti, deludente. Tutto questo non scalfisce il suo ottimismo: De Feis è sempre pronto all’impegno costruttivo. Originario della Puglia, dirigente scolastico a Velletri, vive a Roma. Forse il suo modo di fare poesia, finora molto riservato, quasi “privato”, nasce da un inconsapevole ( o cosciente?) desiderio di provocazione. Oppure è un ispirato “divertissement”, fatto di frammenti di luce rivolti agli “iniziati”. Oppure ancora, rappresenta l’esigenza di percorrere nuove strade per rompere completamente con il passato e proporre un rinnovamento nella produzione poetica. De Feis scrive per una passione che sale dal profondo dell’anima e che ama coltivare nella sua torre d’avorio. Non pensa minimamente di “creare” per un pubblico vasto, che non sempre è educato alla poesia, ma per una cerchia ristretta di appassionati come lui che sono in grado di centellinare, come nell’atto di bere un prezioso liquido, la parola poetica, il verso lento e insinuante che viene recitato mentalmente nel corso della lettura. Che quando viene letto a voce alta dal dicitore, porta a soffermarsi sulle sillabe, sugli accenti tonici, accarezzando la parola chiamata ad esprimere il soffio dell’anima. Con una cadenza studiata e lenta, un succedersi strano di sensazioni e di immagini, un tenuo illuminante soffermarsi sui momenti della vita, flash che scattano sulla natura e sul mondo interiore. Frammenti come “Illuminazioni”. Oggi la poesia vive un momento di crisi, sono in molti ad ammetterlo. L’inflazione del verso libero fa nascere ad ogni passo nuovi poeti, che di metrica s’intendono poco, e desiderano ugualmente cimentarsi puntando su sentimenti apprezzabili ma spesso privi di musicalità, quella musicalità che un tempo impregnava il tessuto poetico. Non bisogna dimenticare che molti componimenti del Trecento si collocano nel genere letterario delle “canzoni” e delle “ballate”.
De Feis, ricco di una profonda cultura della quale nessuno potrebbe dubitare, fa un’operazione chiara: creare per la gioia di fermare un’emozione, ma anche per provocare. Per portare al massimo il livello delle sensazioni più raffinate, espresse in versi lenti e cadenzati, tutti da assaporare. Questo fa parte del suo temperamento.